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mercoledì, Agosto 5, 2026

Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria. Anno 80

N. 3 MAG - GIU 2026

Tst, al via la rivoluzione soft di Umberto, a cui nel 2025 il fondatore Sergio ha passato l’azienda

Produzione di energia pulita, attenzione alla leadership al femminile, plastiche riciclabili

La Tst Plastic Technologies, azienda leader nello stampaggio di materie plastiche nei settori automotive, medical, pharma e industriale, con sede a Volpiano, nasce nel 1982, in un garage di Castelrosso, frazione nella campagna del Chivassese, su iniziativa di Sergio Barella, operaio specializzato dello stabilimento Lancia di Chivasso. Ha il sapore dei racconti delle start up californiane della Silicon Valley la storia di questa media impresa cresciuta velocemente da un sogno e dalla volontà di riscatto di un uomo coraggioso e determinato. La sua e quella della sua famiglia, associata alla CNA sin dalla fondazione dell’impresa, merita certamente di essere annoverata tra quelle dei “Costruttori di futuro” come recita il claim della campagna per gli 80 anni dell’Associazione di rappresentanza dell’artigianato e della piccola impresa. Un’azienda che ha già affrontato con successo la complessa fase del passaggio generazionale, grazie alla lungimiranza di Sergio, che ha saputo mettersi da parte al momento giusto, ma anche alla altrettanto ferrea determinazione del figlio Umberto, classe 1994, che la guida dal 2025 dopo un percorso di studi brillante e dal profilo internazionale.

In omaggio alle sue origini, la sigla “Tst” sta per Tampografia Serigrafia Termoimpressione. L’azienda nasce, infatti, realizzando targhette speciali in metallo per le auto della galassia Fiat e Lancia: spesso sono edizioni limitate o auto sportive e vanno contraddistinte in modo caratteristico. Al suo sogno, Sergio lavora la notte, mettendo a frutto il suo talento e la sua passione mentre di giorno continua a lavorare come operaio in Lancia. In questo senso, Sergio è uno degli ultimi protagonisti di quella generazione di operai imprenditori che a partire dagli anni Sessanta ha costruito il fenomeno delle “boite”: le fabbrichette che nascevano nei garage e nei cortili di Torino all’ombra della Fiat e della Lancia, mettendo a frutto competenze acquisite nella grande industria con l’obiettivo di mettersi in proprio. Erano anni di grande sviluppo economico e il mercato c’era, bastava aver voglia di lavorare – tanto – e sapersi gestire. Tante di quelle fabbrichette nascevano in zona San Paolo, a ridosso dello stabilimento torinese della Lancia e tra queste vi fu anche quella del past President della CNA Torino Nicola Scarlatelli, la Samec, nata appunto in via Caraglio, a poca distanza dal grattacielo di via Lancia.

Sergio parte da solo, come molti altri neoimprenditori di quel periodo, e il suo successo si lega all’alta qualità delle lavorazioni di cui è capace. Così il lavoro aumenta e nel 1989 l’azienda lascia il garage di Castelrosso e si trasferisce in una prima porzione del capannone di Volpiano dove l’azienda opera ancora adesso anche se nel frattempo sono stati superati i 4 mila metri quadri di superficie e i dipendenti sono ormai 56, con un’età media di 45 anni e una forte presenza femminile (quasi il 60%) distribuita in tutte le mansioni: dalla produzione alla responsabilità di reparto. Umberto è particolarmente orgoglioso delle sue dipendenti. “Crediamo molto nella leadership al femminile e la coltiviamo” spiega, evidenziando come questa scelta di valorizzare il lavoro delle donne, sia uno dei tratti salienti della sua recente direzione d’impresa. Oggi in Tst le donne sono alla guida di alcune delle aree strategiche dell’impresa: la logistica, gli acquisti, l’amministrazione, lo sviluppo commerciale estero, il controllo qualità, la “camera bianca” dove nascono i prodotti sterili per il comparto medical pharma.

Umberto si è laureato in ingegneria gestionale alla Liuc Carlo Cattaneo di Castellanza, Varese, perfezionandosi in business management a Singapore nell’ultimo anno di studi, nell’ambito di un progetto di cooperazione tra le due università. La gavetta invece l’ha fatta in azienda accanto al padre, per quattro anni, dove ha imparato a conoscere ogni centimetro dell’azienda. E lì, scherza, ha capito che gli sarebbe stata preziosa un’altra laurea, in psicologia, per gestire al meglio i conflitti che nascono giorno per giorno in azienda e che richiedono una puntuale soluzione. Le sfide da affrontare, del resto, sono tante e continue. “Ventiquattro ore non bastano” dice e aggiunge “se vuoi lavorare 25 ore in azienda cose da fare ne troverai sempre. Il vero problema ad un certo punto è fermarsi e trovare un po’ di tempo per sé” e la stessa cosa vale per i dipendenti: “Devono essere messi nelle condizioni di poter dare il massimo, creando un clima sereno e collaborativo, limitando le conflittualità”.

Umberto ha chiaro il percorso e crede nell’arte della delega e nella condivisione delle responsabilità e da quando ne ha prese saldamente le redini sta lavorando in questo senso. E questo è un altro segno della sua svolta nella direzione d’impresa: suo padre ha gestito l’azienda alla vecchia maniera e tutte le decisioni partivano da lui. “La gestione delle risorse umane è molto importante ed è una delle mie priorità” spiega Umberto che cerca sempre di motivare i suoi dipendenti e che si fa vanto di avere in azienda un tasso di assenteismo bassissimo e pari al 4%. La presenza di Sergio in azienda rimane, ha appena 69 anni e ancora tanta voglia di fare, ma in sordina. Umberto dice, sorridendo, che suo papà rimane “il miglior consulente della Tst”. A lui rimane il compito di sviluppare singoli progetti.

La grande svolta, da artigianato ad industria, per la Tst arriva negli anni ’90. L’azienda cresce anche grazie agli investimenti nelle tecnologie per lo stampaggio ad iniezione. Nel 2003 arriva la pressa bi-materiale che permette lo stampaggio in accoppiamento di due diversi materiali come la plastica e la gomma oppure due tipologie differenti di plastica. Si aprono nuovi scenari, soprattutto all’estero e l’azienda trova nuove applicazioni nelle cinture di sicurezza e negli airbag. Nel 2004 nasce l’officina stampi interna e nel 2014 il settore medicale che oggi rappresenta uno di quelli in maggiore espansione e a maggiore redditività. Il perno di quest’ultima area produttiva della Tst è la “camera bianca” in cui la plastica viene stampata in atmosfera modificata per assicurare l’assoluta sterilità dei prodotti stampati che trovano applicazione nel settore medico e farmaceutico e per questo l’azienda ha anche recentemente ottenuto la certificazione Uni En Iso 13485.

Ad imprimere una svolta all’azienda nel settore medical pharma è stato paradossalmente il periodo del Covid che ha invece quasi paralizzato la produzione nelle aree consolidate dell’azienda. Durante il Covid la Tst ha prodotto per esempio le piastre per la diagnostica per i test dei tamponi e si è fatta spazio in un settore molto difficile in cui fino a quel momento stentava a introdursi. Determinante in tal senso è stato anche il ruolo di Umberto che a partire dal 2019 ha preso in mano l’area commerciale dell’azienda che fino a quel momento era stata considerata, come spesso avviene nelle imprese a conduzione famigliare, la cenerentola dell’azienda. I clienti erano soprattutto quelli storici e quelli nuovi arrivavano per passaparola, ma mancava una strategia commerciale definita con obiettivi chiari da raggiungere e nuovi spazi di mercato da esplorare. Oggi il settore medicale pesa per il 40% sul fatturato, l’automotive per il 50% e il rimanente 10% è legato alle attività per il comparto industrial ovvero quello della produzione di plastiche tecniche per svariate applicazioni (dagli elettrodomestici all’arredo). Il 90% del fatturato è però ancora legato alle produzioni conto terzi sulle quali l’azienda sta però inserendosi con una propria autonoma capacità di progettazione che mette al servizio del cliente. Sono così già nati alcuni prodotti sviluppati in tandem con i clienti: un’attività che al momento rappresenta il 10% del fatturato complessivo. È invece lentamente cresciuta negli anni la quota di fatturato export che si è ormai attestata al 70%, con produzioni per importanti aziende in Usa, Canada, Messico, paesi europei, Nord Africa, Cina, Thailandia e India.

Attenta all’ambiente, l’azienda ha ricoperto il tetto del capannone con pannelli fotovoltaici con la produzione di energia solare, pulita, per circa 300 kW che rappresenta però ancora solo il 20% del fabbisogno complessivo. “Siamo energivori – spiega – perché i processi di stampa delle plastiche avvengono a 350 gradi e il caldo record di giugno influisce sia sul benessere dei lavoratori che sulla produzione, ma stiamo correndo ai ripari e ci attrezzeremo presto per contrastare questi problemi”. L’azienda intende anche aumentare l’autoproduzione di energia in chiave green e usa quasi solo plastiche riciclabili a basso impatto di Co2 nella produzione. L’Intelligenza artificiale? “Si sta facendo strada in azienda, ma per migliorare il benessere dei lavoratori, non per sostituirli. Il tempo che ci aiuta a risparmiare lo doniamo ai nostri dipendenti”. Oggi l’Ai viene prevalentemente usata per l’analisi dei dati, la preparazione di preventivi e la sintesi delle webcall e per la verifica a posteriori dei processi di progettazione. Obiettivi per i prossimi cinque anni? “Crescere ed essere ancora più competitivi. Migliorare l’organizzazione interna per lavorare meglio e creare nuove opportunità di crescita professionale ai nostri collaboratori”. Timori? “Le recenti crisi geopolitiche ed in particolare il conflitto Usa-Iran, hanno avuto delle ripercussioni nel nostro settore. Il costo dell’energia e delle materie prime è salito in modo significativo e ci ha toccati. Siamo riusciti a mitigare gli effetti negativi, ma al prezzo di una riduzione dei margini di profitto. Ci auguriamo che questa ed altre crisi possano rientrare per il bene di tutti” (al.st).

Si invitano i Soci CNA a raccontare la propria esperienza imprenditoriale a Corriere Artigiano: tel. 011.1967.2152-2121, astefanoni@cna-to.it

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