Ventrella Grimaldi e Genovesio: “Servono nuove regole per favorire crescita e innovazione”
CNA Torino e CNA Piemonte intervengono nel dibattito sulla riforma della legge 443 del 1985 – la legge quadro che detta i principi fondamentali per la definizione e la tutela delle imprese artigiane in Italia – condividendo la posizione espressa a livello nazionale da CNA, Confartigianato e Casartigiani e ribadendo la necessità di arrivare a una disciplina moderna, equilibrata e coerente con l’evoluzione dell’economia e delle imprese con l’obiettivo di rafforzare il sistema delle Pmi italiane nel suo complesso di cui sono parte integrante. In una nota stampa congiunta, il Presidente di CNA Piemonte Gianni Genovesio e la Presidente di CNA Torino Rosanna Ventrella Grimaldi dichiarano: «L’artigianato è una componente fondamentale e qualificante delle piccole e medie imprese. Servono nuove regole capaci di accompagnare crescita, innovazione e occupazione. La riforma della legge quadro sull’artigianato non può essere letta come una contrapposizione tra piccola impresa e industria, né tantomeno come il tentativo di creare condizioni di favore. È, al contrario, la necessità di adeguare una normativa nata oltre quarant’anni fa a un sistema produttivo profondamente cambiato e di riconoscere pienamente il ruolo dell’artigianato all’interno del sistema delle piccole e medie imprese italiane». Secondo CNA Piemonte e CNA Torino, “non si può continuare a definire l’impresa artigiana del futuro utilizzando esclusivamente i parametri pensati nel 1985”. In quarant’anni sono cambiati mercati, tecnologie, processi produttivi e competenze. Digitalizzazione, automazione, Ai e transizione ecologica stanno trasformando anche i mestieri tradizionali. Ed è diventato sempre più difficile tracciare confini rigidi tra manifattura, tecnologia, servizi e sapere artigiano. «La questione non è difendere una definizione del passato, ma mettere l’artigianato nelle condizioni di costruire il proprio futuro all’interno del grande sistema delle Pmi italiane», dichiara Genovesio che prosegue: «Oggi abbiamo imprese artigiane che utilizzano tecnologie avanzate, lavorano sui mercati internazionali, partecipano a filiere complesse e hanno bisogno di competenze sempre più specializzate. Sono Pmi a tutti gli effetti e non possiamo però considerare la loro crescita come un elemento che rischia di far perdere la loro identità artigiana». Per CNA, quindi, aggiornare la legge quadro significa anche superare l’idea che “artigiano” sia solo sinonimo di impresa piccolissima e destinata a rimanere tale. La capacità di un’impresa di assumere nuovi lavoratori, investire in tecnologie, ampliare la propria produzione o raggiungere nuovi mercati non dovrebbe trasformarsi in un ostacolo alla sua crescita. La natura artigiana non può inoltre essere ricondotta solo a una soglia numerica: riguarda il ruolo dell’imprenditore, competenze, sapere professionale, qualità delle produzioni e dei servizi e un modello d’impresa dove lavoro e capacità imprenditoriale mantengono una forte centralità. Una visione coerente con il quadro europeo dove la dimensione d’impresa e la natura artigiana non sono necessariamente contrapposte.


