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giovedì, Agosto 18, 2022

Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria. Anno 76

N° 4 - LUGLIO-AGOSTO 2022

Vivenza, falegnami da cinque generazioni. Tecnologia e qualità le armi vincenti oggi

La Falegnameria Fratelli Vivenza Snc è un’azienda a conduzione famigliare con solide radici nel territorio e un cuore tecnologico che può vantare cinque generazioni di “minusieri” alle proprie spalle. A gestirla, a partire dal 1999, sono Eugenio e Diego Vivenza, Soci CNA da inizio anni 2000, che hanno raccolto giovanissimi il testimone da papà Angelo dopo il suo pensionamento.

L’avvicinamento alla CNA Torino arriva attraverso la consulenza per un finanziamento su un contributo regionale a fondo perduto: a gestire la pratica era stata la Cogart CNA, la storica cooperativa di garanzia credito del sistema associativo. È il primo finanziamento a cui accede la ditta, il primo di una lunga serie per acquisto di attrezzature innovative. “Poi abbiamo usato la Tremonti e la Sabatini e più recentemente i bandi del Gal Valli di Lanzo Ceronda Casternone” spiegano, sottolineando il fatto di voler sempre investire per migliorare la capacità produttiva dell’azienda: “Ci crediamo. La nostra azienda è sempre in evoluzione: sulla ferramenta, sui legnami, sulle tecniche di produzione, le certificazioni per i serramenti. Siamo sempre molto critici verso noi stessi, osserviamo i concorrenti per migliorarci sempre. È un po’ questa la nostra filosofia di vita e di lavoro”.

Diego è ebanista mobiliere con un diploma alle Scuole San Carlo di Torino; Eugenio, invece, ha fatto studi da elettrotecnico alla succursale di Lanzo dell’Istituto Galileo Galiei, oggi chiusa. Ma entrambi sono allievi di una bottega famigliare le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Papà Angelo e nonno Bartolomeo arrivano da Migliere, una frazione di Groscavallo. Falegnami artigiani almeno dalla metà dell’Ottocento.

Poi, nel 1976 papà Angelo si trasferisce a Cantoira insieme al nonno. Ad allontanarli dalle radici di Migliere è una contesa per l’acquisto di un terreno dove l’azienda vorrebbe espandersi. Mamma, Luigia Anna (Cavatore), è nativa di Cantoira e qui la sua famiglia possiede un grande terreno dove l’azienda si trova ancora oggi. Ricordi a parte, la storia della famiglia Vivenza sopravvive anche in alcune vecchie macchine per la lavorazione del legno appartenute al nonno: “Una pialla a filo con la struttura in legno, una sega a nastro, una mortagia a catena per fare gli incastri dei serramenti, una toupie per fare sagome varie”. Sporadicamente le usano ancora, ma sono in pratica il museo di famiglia.

Il legame con il passato qui è comunque forte, come in tante altre famiglie di imprenditori delle Valli di Lanzo. “La gioventù l’abbiamo passata in mezzo alla segatura. Sono mestieri che ti entrano nel sangue da bambini” dice Eugenio con un mezzo sorriso. Del resto, questa famiglia ha lasciato tante tracce del suo operato nelle Valli. “Una volta si faceva di tutto. Mio nonno faceva anche le casse da morto all’occorrenza. Il pavimento del dormitorio per i pellegrini del Santuario di Forno Alpi Graie lo avevano costruito il nonno con suo fratello”, spiega Diego che aggiunge: “In anni recenti abbiamo rifatto i due portoni del Santuario di Santa Cristina di Cantoira. Li abbiamo costruiti in laboratorio e poi li abbiamo portati su in elicottero. L’attrezzatura, invece, l’abbiamo trasportata a spalle noi due e i due portoni li abbiamo montati con le nostre mani”. “Tanti portoni in legno di chiese e cappelle di queste valli portano la nostra firma – incalza Eugenio – perché in zona siamo molto conosciuti. Prima del Covid, per esempio, abbiamo costruito il nuovo altare della Chiesa di San Pietro e Paolo di Cantoira usando noce massiccio delle Valli di Lanzo”.

I fratelli Vivenza sono molto apprezzati anche per il loro costante contributo alle aste di beneficienza per la raccolta fondi pro-restauto di chiese e cappelle locali: “Doniamo sempre un nostro manufatto che poi viene messo all’incanto. Ci piace essere parte attiva della nostra comunità”. Anche se le Valli di Lanzo rappresentano senz’altro il centro della loro attività imprenditoriale, i fratelli Vivenza non hanno paura di lavorare ovunque ne valga la pena: “Recentemente, abbiamo realizzato una parte dei serramenti del Forte di Exilles; sopra Bardonecchia, a frazione Rochemolle, abbiamo riutilizzato pavimenti e antiche travi di una vecchia baita e abbiamo ricostruito il solaio e con gli scarti abbiamo anche costruito degli elementi d’arredo. Ci piace ridare nuova vita al legno antico”. In Valle, i Eugenio e Diego hanno anche lavorato alla ristrutturazione di una bellissima villa di fine Ottocento ad Ala di Stura. Abbiamo realizzato tutti i serramenti, i pavimenti in legno e ripristinato l’antico portone, rifatto i balconi e la staccionata in legno riproducendo il modello originale”.

E tra i lavori più strani? “Utilizzando una macchina a controllo numerico che abbiamo acquistato di recente grazie al contributo del Gal, abbiamo scolpito due forme di formaggio stagionato su disegno di un ristoratore di Coassolo per un concorso europeo di scultura su cibo. Abbiamo mangiato trucioli di formaggio per settimane” racconta Diego sorridendo che commenta: “Spazio alla fantasia, insomma. Possiamo fare qualsiasi cosa. Per un cliente abbiamo progettato e realizzato su misura persino delle mostrine copri-interruttori”. Che spazio ha il legname locale? “Abbiamo tanti privati che ci danno materiale di proprietà da lavorare. Comperiamo anche del rovere canavesano da una segheria di Nole. Per il resto si lavora prevalentemente legno lamellare per i serramenti e quello arriva da Austria, Svezia, Lituania, Finlandia” spiega Eugenio. “Molto lavoro arriva dalle ristrutturazioni delle case. Prevalentemente nella nostra valle. Si parte da lì, dagli infissi da sostituire e poi si prende il resto del lavoro: dalla scala al mobile, i pavimenti, i rivestimenti” spiegano.

Il cliente tipo? “A volte si parte dalla seconda casa in valle e poi si arriva alla casa principale a Torino. Non c’è un’età media in particolare. A volte c’è un legame famigliare tra i nostri clienti. Dal papà al figlio e a volte viceversa. Il nostro miglior biglietto da visita è sempre il cliente soddisfatto”. Cresce anche tra i consumatori la cultura dell’infisso in legno, come da tradizione. Molti, per esempio, arrivano al serramento in legno dopo aver provato il Pvc con risultati non eccellenti”. “Personalmente rimango affascinato dai portoni in legno di molte case storiche di Torino. Sono lì da 300 anni. Il legno è questo tipo di materiale e molti stanno cominciando a capirlo. È vero, il Pvc non ha bisogno di manutenzione per molti anni, ma quando sarebbe da manutenere lo devi buttare” sottolinea Diego che ricorda: “Noi non abbiamo mai trattato il pvc. Facciamo piuttosto serramenti legno-alluminio, dove l’alluminio è all’esterno per ridurre al minimo la manutenzione senza far venire meno la durabilità e il piacere del legno a vista all’interno. Il profilo esterno in alluminio è sostituibile negli anni e questo allunga la vita del serramento”.

In queste valli i mestieri spesso di trasmettono di padre in figlio e così “capita di lavorare oggi con i figli dei colleghi di nostro padre; tra imprese della zona si collabora molto volentieri e questo ci dà forza. Si fa rete. La stessa Artimont, l’associazione delle imprese di montagna che fanno lavorazioni tradizionali costituita grazie al Gal è diventata nel tempo un veicolo formidabile di sviluppo delle relazioni. Noi, per esempio, lavoriamo molto con la Mefin di Givoletto e le falegnamerie Caveglia di Ceres e Moretto di Groscavallo”. La cosa più bella di questo lavoro? “La creatività, la varietà. Non fai mai la stessa cosa. Hai modo di esprimerti, ci metti del tuo nelle cose che fai e il cliente apprezza. Risolviamo i problemi dei nostri clienti. Il su misura è quasi il 100% del nostro lavoro. Il nostro cliente non è un numero come in un centro commerciale. Se c’è un problema ci siamo sempre”.

Mai pensato di lavorare altrove? “Noi rimaniamo fedeli alle nostre valli, di spostarci di qui non se ne parla anche se negli ultimi anni sono aumentate tanto le richieste di lavoro su Torino e questo composta più spostamenti”. Lati negativi? “Non guadagniamo abbastanza” scoppia a ridere Eugenio. “Si lavora tantissimo, senza orari. Occorre investire sempre e molto in tecnologia per fare lavorazioni al passo con i tempi. Però la nostra vita è questa e non sapremmo viverne un’altra”. Cosa chiedono oggi i clienti? “Sia nei mobili che nei serramenti: linearità, semplicità delle forme, vernici ecologiche. Sul serramento i legni più richiesti sono il pino e il castagno americano; larice e rovere per scale e balconate. Per l’arredamento comunque prevale l’uso del laminato, ma quando è il mobile è in massello piacciono il rovere, il larice, l’abete, il noce”.

Il lavoro cambia? “Si, è aumentata tanto la burocrazia ed è diventata importante quanto produrre. E questo a volte per una piccola impresa è un problema gestionale da affrontare in modo non semplice. Però alla fine si riesce sempre a fare tutto e si va avanti anche grazie all’aiuto della famiglia”. E adesso si è aggiunto un problema in più, il rincaro dell’energia: “Pesa anche qui. Mediamente, le bollette della luce sono aumentate del 30% a partire da dicembre 2021 anche se noi un po’ riusciamo a contrastare il problema grazie al riciclo della segatura. Da anni autoproduciamo tronchetti di segatura pressata e di fatto, per il riscaldamento della falegnameria siamo completamente indipendenti dal gas”. La fiera dell’artigianato tipico di Cantoira? “Una bella vetrina dei mestieri delle nostre valli. Credo che le abbiamo fatte tutte, forse solo un anno l’abbiamo mancata”. Come vi preparate per la fiera? “C’è una costante” dice Eugenio sorridendo. “Non sappiamo mai cosa portare e non abbiamo mai niente di pronto, però alla fine mettiamo sempre in mostra il prodotto giusto perché ci crediamo in questa manifestazione e siamo orgogliosi del nostro territorio (al.st). Si invitano i Soci CNA a raccontare la propria esperienza imprenditoriale a Corriere Artigiano: tel. 011.1967.2152-2121, astefanoni@cna-to.it

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