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Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria. Anno 78

N.1 - GEN. - FEB. 2024

Professioni sanitarie: intervista con Marco Sbarbaro sul futuro della professione di osteopata

Una nuova finestra sta per aprirsi sul mondo della professione di osteopata. Le istituzioni sono al lavoro per delineare gli scenari futuri: ordine; formazione; riconoscimento dei titoli pregressi. Il 2024 sarà ragionevolmente l’anno della svolta. Ne parliamo con Marco Sbarbaro, osteopata, Presidente di CNA Osteopati Piemonte e responsabile relazioni istituzionali dell’Associazione italiana scuole di osteopatia (Aiso). Aiso ha aderito al sistema nazionale CNA nel 2020, attraverso le proprie scuole associate.

Sbarbaro, a che punto siamo? “Stiamo uscendo dal limbo e siamo pronti a giocare la nostra partita in modo nuovo nel solco della nuova normativa. Siamo ancora in attesa degli ultimi adempimenti alla legge n°3/2018, la legge Lorenzin, sulla istituzione e regolamentazione della professione sanitaria dell’osteopata. I prossimi passi saranno, entro fine anno, il decollo dell’ordine professionale, della formazione secondo nuovi programmi di matrice accademica, e, non ultimo, il riconoscimento della nostra storia attraverso la definizione dell’equipollenza dei diplomi rilasciati”.

Può entrare nel dettaglio? “E’ stata definita l’area di pertinenza, ossia lo specifico ambito di intervento dell’osteopata nella sfera della prevenzione (la nostra competenza): dal 1 luglio 2021, con il Dpr n°131, l’osteopatia ha, ufficialmente, il proprio ambito di esercizio. Definito anche il nuovo percorso universitario occorrerà lavorare in collaborazione con le Università per definire i programmi necessari a costruite le competenze tecniche-scientifiche necessarie in concreto per operare. La formazione per diventare osteopata è un asset strategico con specifiche peculiarità che identificano il percorso formativo e occorrerà trovare la quadra per non disperdere, nel passaggio alle Università, il know-how qualificante, non altrimenti replicabile”.

E poi c’è la questione delle equipollenze… “Non si può costruire un futuro nuovo senza prendere atto della storia, regolamentandola, per partire da un punto fermo: occorre agganciare con saggezza il nuovo mondo a quello che ha lavorato con lealtà e rispetto delle istituzioni per approdare a questo passaggio storico. L’equipollenza è il punto di cucitura tra storia e futuro. Sono attualmente aperti i tavoli per definire i criteri in base ai quali delineare i meccanismi delle equipollenze. Ovvero come far rientrare nella nuova professione sanitaria gli osteopati già formati e che già esercitano. In definitiva, il tema è come popolare il futuro ordine professionale in quanto occorre ora traghettare la storia nel nuovo contenitore istituzionale? Tema strategico e dirimente che farà da spartiacque, con l’auspicio che le istituzioni sappiano cogliere l’esigenza di regolamentare il periodo transitorio in modo costruttivo e propositivo”

Intanto, i corsi universitari non sono ancora partiti… “Vero. È però presumibile ed auspicabile che nel prossimo semestre la riforma Lorenzin approdi a definitivo compimento e che per l’anno accademico 2024-2025 possano partire i nuovi corsi di laurea in ambito universitario, sapendo salvaguardare la storia ed il know-how che ci ha portato fin qui. Ci tengo a sottolineare che attualmente ci sono in Italia 12-13 mila professionisti che aspettano di essere traghettati nel nuovo ordine e nel moderno sistema sanitario sempre più improntato alla prevenzione per migliorare la qualità della vita e contenere costi. Il sistema sanitario nazionale deve ancora trovare la quadra per dare il dovuto spazio e riconoscimento alle prestazioni da erogare e che oggi pesano sulle spalle del cittadino. Senza accesso al servizio sanitario gli Osteopati non possono nemmeno collaborare con le altre professioni mediche e sono esclusi dagli ospedali. Alla politica spetta il compito di fare un ultimo sforzo per dare una casa e una serenità a tutti questi professionisti che meritano un approdo e una cucitura”.

E che ne sarà del sistema formativo che fa attualmente capo all’Aiso? “È intuitivo che ogni nuovo mondo si porta dietro con sé un pezzo di storia. La competenza, il know-how non sono facilmente replicabili solo per programmi cartacei: occorre qualcuno che sappia insegnare ed insegni. È solo cambiato il luogo ed il come: ma non è cambiata la sostanza. Eravamo, siamo e saremo osteopati che formano nuovi osteopati per prenderci cura delle necessità della nostra popolazione. Le scuole di formazione privata non hanno ancora deciso cosa fare da grandi: ma devono diventare grandi in un mondo di grandi. Come al solito in Italia c’è un tema di nanismo imprenditoriale e guida manageriale. Occorrerà fare delle scelte e prendere una via: dovranno comunque dare un proprio contributo concreto e fattivo allo start-up della formazione del nuovo profilo professionale. Oggi l’Associazione italiana scuole di osteopatia conta 21 strutture in tutta Italia che hanno formato la grande maggioranza degli attuali professionisti: circa 9 mila, mentre altri 2500 sono ancora in fase di ultimazione del loro percorso formativo che, ci tengo a sottolinearlo, è sempre stato di ben cinque anni di formazione”.

Intanto, Aiso non sta con le mani in mano… “Certamente: anche Aiso è entrata in officina ragionando sulle nuove sfide. La tecnologia è pervasiva ed ha cambiato gli scenari di tutte le professioni. Alcune delle scuole aderenti ad Aiso con un partner tecnologico e commerciale hanno ritenuto importante raccogliere le sfide della digitalizzazione, e offrire al comparto uno strumento per semplificare l’accesso dei pazienti ai trattamenti osteopatici, sia in regime solvente che welfare-convenzionato. È stato creato un portale nazionale specifico per gli osteopati: Ostehoo! Molti gli obiettivi: garantire qualità, rigore scientifico, riconoscibilità, entrare in nuove dinamiche di lavoro con i nuovi contesti emergenti in ambito salute, prevenzione e accessibilità a nuovi servizi. Un cantiere aperto, non esclusivo, attento alle dinamiche istituzionali, accademiche, professionali, alle esigenze delle persone e del mercato del lavoro. Ma siamo solo all’inizio, c’è molto da fare con piena apertura mentale e di opportunità. Superate le colonne d’Ercole, un nuovo mondo di aspetta e non ci spaventa navigare in mare aperto perché le opportunità sono più delle paure” (al.st).

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