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martedì, Aprile 16, 2024

Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria. Anno 78

N.1 - GEN. - FEB. 2024

Difendere l’industria dell’auto e l’indotto. “Stellantis torni a scommettere su Torino”

La richiesta unanime della CNA e delle altre associazioni datoriali

Salvare il Distretto dell’automobile di Torino proprio mentre è in atto un cambio epocale del paradigma della mobilità. È questo l’auspicio delle Istituzioni e delle rappresentanze datoriali che, a vario titolo, e con i dovuti distinguo, si sono schierate in difesa dello stabilimento di Mirafiori mentre i sindacati dei lavoratori Fim, Fiom e Uilm hanno indetto la grande manifestazione di piazza del 12 aprile. “Serve una risposta del territorio, forte e corale, univoca e senza etichette, per dire che non ci arrendiamo a chi guarda altrove per investire” ha dichiarato il Presidente della CNA Torino, Nicola Scarlatelli, mentre analoghe dichiarazioni sono state fatte dai rappresentanti delle più importanti Associazioni datoriali torinesi. Torino è da oltre un secolo la capitale dell’industria italiana dell’auto e può ancora dire la sua in un mondo in rapida evoluzione tecnologica perché qui c’è un indotto radicato e competente, qui ci sono centri di ricerca di assoluta eccellenza, centri stile e tanta manodopera qualificata – quella Vehicle Valley teorizzata dal Presidente Alberto Cirio – che non può e non deve essere messa da parte, pena il ridimensionamento del ruolo dell’industria manifatturiera italiana nel contesto europeo e mondiale. Non accettare il declino industriale di Torino è pertanto un obiettivo comune, di tutto il territorio, al di là delle sigle di rappresentanza. È interesse di tutti, nessuno escluso. I numeri, purtroppo, già indicano chiaramente il progressivo calo della capacità produttiva di Mirafiori, fabbrica simbolo dello sviluppo della città per oltre mezzo secolo (fu inaugurato nel 1939). Fino ai primi anni 2000, lo storico stabilimento produceva 200 mila autovetture, di sei differenti modelli, un dato crollato a sole 21 mila autovetture nel 2019 quando fu toccato il punto più basso.

Il Polo del lusso, guidato dal brand Maserati, e la 500 elettrica non hanno purtroppo invertito le sorti dello stabilimento e oggi, senza prospettive, Mirafiori rischia di essere marginalizzata in un contesto internazionale molto esteso, dopo la nascita di Stellantis e lo spostamento del centro decisionale del nuovo gruppo da Torino a Parigi, dove lo stabilimento è in aperta concorrenza con altri siti produttivi, dalla Polonia al Marocco alla Spagna. Il declino industriale di Torino che è certamente sotto gli occhi di tutti può però ancora essere ribaltato e riguarda, a dire il vero, soprattutto la grande industria, quella che un tempo avremmo chiamato famigliarmente “mamma Fiat”. Qui, nel torinese, c’è infatti un indotto vitale e pulsante di altissimo livello in grado di servire tanta parte dell’industria automobilistica europea, ad iniziare da quella tedesca. Ci sono donne e uomini capaci, imprenditrici e imprenditori coraggiosi che meritano una nuova opportunità che sono pronti ad accettare la sfida competitiva dell’auto elettrica senza però rinunciare all’ipotesi di proseguire nello sviluppo dei motori endotermici alimentati da nuovi carburanti, a più basso impatto ambientale, come l’idrogeno e i biocarburanti. Su questo, in particolare, si evidenzia il dibattito recentemente andato in scena al salone A&T al Lingotto Fiere tra i Presidenti della CNA Torino e dell’Unione industriali, dove le due associazioni datoriali hanno dimostrato concretamente una totale sintonia sulla visione del futuro. La sfida da cogliere è allora quella, secondo la CNA Torino, tracciata dal “Compasso manifatturiero”, quella di cooperare per competere, di fare rete sul territorio per scalare insieme i mercati internazionali. Il potenziale c’è tutto, la diversificazione di prodotto anche e non da oggi.

Da almeno vent’anni il cosiddetto indotto auto torinese non è più legato a doppio filo all’industria dell’auto italiana e neppure al mondo dell’automotive tout court. Gli artigiani e le Pmi che ne fanno parte hanno da tempo diversificato la loro capacità produttiva sia in termini di prodotto che di mercati di sbocco, servendo certamente l’industria dell’automobile, che rimane fondamentale e strategica, ma anche altri settori in forte sviluppo come l’elettromedicale, la nautica e l’aerospazio. Servono, dunque, politiche industriali nazionali e regionali per tutelare questo microcosmo imprenditoriale perché rappresenta il cuore produttivo e tecnologico non solo della città e della Regione, ma dell’Italia intera. E occorre lottare per impedire una delocalizzazione produttiva di Mirafiori che rimane in qualche modo un simbolo di quella Torino città dell’auto a cui noi tutti continuiamo ad augurare un glorioso futuro

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