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sabato, Maggio 28, 2022

Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria. Anno 76

N° 2 - MARZO - APRILE 2022

Il Cucinino: tre ragazzi e uno chef, la ristorazione che sfida la pandemia

Si scrive “Il Cucinino”, si legge delivery kitchen and food fusion. La storia è di quelle a lieto fine, proprio quelle che ci fa bene leggere in tempi così difficili come quelli che ci tocca vivere: tra una pandemia che sembra non voler finire e un mondo che trema di fronte ad una guerra a due ore di fuso orario da casa. A scriverla sono tre ragazzi poco più che trentenni, neo Soci CNA, con una voglia di futuro nelle vene che niente e nessuno potrebbe fermare.

Nell’inverno del 2020, complice anche il Covid-19, si sono inventati un nuovo modo di fare ristorazione a Torino: Marco Rocco, classe 1991, e il fratello Stefano, classe 1994, eporediesi di nascita, ma torinesi di adozione; Pietro Viglino, classe 1991, cuneese di La Morra, una delle capitali del buon vino italiano, giovane rampollo di una famiglia che produce grandi vini piemontesi con il marchio Oddero. Prima di essere soci di questo piccolo ristorante in via Braccini, cuore nobile di Borgo San Paolo a Torino, sono amici, dai tempi – recenti – dell’Università. E la fucina del loro progetto, se così si può dire, è stata il piccolo appartamento di via San Secondo che hanno condiviso durante il loro percorso di studi a Torino, facoltà di economia e commercio.

“Da studenti – spiega Marco, voce narrante del team de Il Cucinino – eravamo un po’ delusi dall’offerta del delivery in città, molto allineata sul basso costo unitario delle porzioni per poter in sostanza lavorare sui numeri. Per questo abbiamo deciso di scommettere su un delivery di qualità”. Così prendere forma “Il Cucinino” che, in verità, all’inizio doveva essere “Cucivino”, per l’idea di mettere insieme la buona cucina con il buon vino. “Il locale che avevamo individuato, però, aveva una cucina molto piccola, stretta e lunga che ricordava quella di tanti vecchi appartamenti torinesi. Il classico cucinino, insomma. Ed è proprio questa piccola cucina a plasmare lo spirito di questo locale: famigliare, conviviale che nasce per fare delivery, ma non disdegna il piatto servito a tavola alla vecchia maniera.

La parola d’ordine, qui, è “accoglienza”. “Ci teniamo a coccolare i clienti, a farli sentire a casa” spiega Marco. E allora “Il Cucinino” diventa il nome perfetto che calza a pennello sulle caratteristiche del locale. Ma che tipo di locale hanno in testa questi ragazzi? Qualcosa di nuovo? Più precisamente una formula cross tra antico e moderno: “Quando scoppia la pandemia si apre improvvisamente un nuovo modello di business, il delivery kitchen che arriva direttamente dagli Stati Uniti”. Ed è su questo modello che i tre ragazzi iniziano ad investire, convinti del fatto che si possa fare business in qualsiasi contesto, anche quello apparentemente più sfavorevole, perché ciò che conta è sapersi adattare e soprattutto trovare il proprio mercato.

Fatale, in questo senso, è stato l’incontro con Ahad Hossaini , classe 1988, originario del Bangladesh ma braidese di lunga adozione: lavora infatti nella ristorazione a Bra da quando ha vent’anni. A dispetto delle sue origini asiatiche, Hossaini ha la cucina piemontese nel sangue ed è proprio l’uomo giusto per Il Cucinino: il mago dei fornelli capace di dare vita al locale che i tre ex studenti hanno in testa. Determinato quanto basta da lasciare la sua Bra per lanciarsi a capofitto nel nuovo progetto, senza esitazioni e senza timori anche se tutto è apparentemente in salita: un locale nuovo dal futuro incerto, una pandemia che sembra voler rinchiudere il mondo tra quattro mura. Hossaini, però, ha le idee chiare e vuole mettersi in gioco, proprio come i suoi compagni di ventura e sceglie quindi l’incerto per il certo, anche per coronare un suo sogno personale: reinterpretare la cucina tradizionale piemontese, contaminandola con i profumi dell’Oriente.

“Abbiamo aperto il 2 novembre 2020”, racconta Marco. “Eravamo in piena pandemia. Per la precisione, in piena seconda ondata. Non si poteva andare al ristorante, ma il delivery andava fortissimo. Ci siamo persino trovati un po’ spiazzati all’inizio. Abbiamo investito un po’ in promozione, soprattutto su Instagram – @il_cucinino_official – e ci siamo sempre trovati ben posizionati sulle principali app del delivery con cui collaboriamo: Glovo, Just Eat, Uber Eat e Deliveroo. Ma non eravamo pronti a fidelizzare i clienti”. Il “popolo” del delivery è, infatti, più fedele alla app e alle sue promozioni che a chi prepara il cibo. “Si impara anche sbagliando” sorride Marco che precisa: “Dopo abbiamo capito che dovevamo mettere un volantino nel pacco di ogni consegna, per spiegare chi eravamo e che se il cliente veniva direttamente qui da noi poteva beneficiare di un omaggio: il salame di cioccolato è il nostro must”. “Il primo anno abbiamo lavorato tantissimo” racconta Marco: “Non eravamo ancora attrezzati per la cena “in presenza”. Non si capiva ancora quale deriva avrebbe preso la pandemia e ci sembrava un investimento azzardato. Così, quando i locali riaprivano noi non lavoravamo. Appena richiudevano, però, era boom di consegne a domicilio”.

A partire da giugno 2021 aumenta l’ottimismo sul futuro e Il Cucinino apre ufficialmente la campagna lavori per creare una sala e potersi accreditare sul mercato come un ristorante vero e proprio. “Avevamo la speranza che tutto sarebbe ritornato alla normalità, prima o poi” spiega Marco: “A dicembre dello scorso anno abbiamo terminato i lavori e a fine mese ci sentivamo pronti per aprire la sala al pubblico”. Peccato che i ragazzi de Il Cucinino hanno fatto appena in tempo ad aprire che è scoppiata la quarta ondata del Covid. “Così abbiamo richiuso e abbiamo di nuovo puntato sul delivery. Poi, però, a inizio febbraio abbiamo finalmente riaperto la sala e dalla prima sera non abbiamo mai smesso di fare il tutto esaurito: possiamo ospitare fino a 23 persone e lavoriamo su due turni. Anche se a ritmo ridotto, prosegue intanto il delivery”.

I segreti de Il Cucinino? “Cibo sempre fresco, non lavoriamo prodotti congelati” spiega Marco. “A volte siamo un po’ lenti, perché le forze in campo sono quelle che sono, ma non siamo mai stati criticati sulla qualità e sul servizio”. E ancora: “Abbiamo cominciato con la reinterpretazione alla piemontese del burger. Il nostro piatto di punta è “cuore di Bra”: un burger fatto con carne di razza Fassona e salsiccia di Bra scottato sulla piastra. Era la specialità di Hossaini e l’ha portata con sé da Bra quando ha iniziato a lavorare qui”. Speciali sono poi le salse con spezie orientali che accompagnano la carne e che rappresentano il tocco personale dello chef, la sua ibridazione della cucina piemontese in chiave oriental. Piacciono così tanto che, spiega Marco, “alcuni ce le chiedono da portar via, ma noi non la vendiamo a parte”. E per chi non mangia carne c’è anche il burger vegetariano, con falafel di ceci.

Burger a parte, Il Cucinino propone quattro piatti che avranno sempre più spazio nel menù della sera: “Il burger era il nostro piatto forte quando facevamo solo delivery, ma per la cena funziona meno”. Eccoli allora i piatti dello chef, evocativi già nel nome: il Sultano di Langa, con riso e pollo al curry; il muntagnin, con cubetti di salsiccia di Bra, polenta e verdure saltate; l’immancabile vitello tonnato, il principe degli antipasti torinesi; il tagliere di formaggi piemontesi e salumi tipici con acciughe al verde. E i vini? La carta dei vini è rigorosamente a cura di Pietro Viglino, a partire da quelli delle Cantine Oddero di La Morra (Barbera, Barolo, Barbaresco, Nizza). Però si trovano anche vini meno impegnativi e selezioni regionali dal Veneto alla Sicilia. Per quanto riguarda le materie prime, la parola d’ordine è “filiera corta” e la carne – rigorosamente di Bra – viene acquistata da primarie macellerie torinesi.

I clienti? “Per quanto riguarda il delivery, abbiamo molti studi professionali a Torino. Al tavolo, la sera, abbiamo un pubblico più eterogeneo: 50% studenti universitari e 50% famiglie del quartiere”. “Attualmente stiamo reinvestendo tutto quello che guadagniamo. Vogliamo crescere, siamo giovani. Guardiamo al futuro” racconta pieno di fiducia Marco che già annuncia la prossima apertura de Il Cucinino a pranzo per mettersi al servizio di chi lavora in zona, compresi i dipendenti della CNA Torino per i quali è già stata riservata una convenzione che prevede il 10% di sconto. L’inaugurazione del servizio è prevista entro fine aprile: “Si lavorerà con un menù a prezzo fisso con calice di vino abbinato e accetteremo i ticket restaurant”. E per il prossimo anno? “L’obiettivo è dotarci di un dehors esterno, almeno per la bella stagione. Con la speranza che la pandemia finisca presto. Ci aiuterebbe a regolarizzare il lavoro” (al.st). Si invitano i Soci CNA a raccontare la propria esperienza imprenditoriale a Corriere Artigiano: tel. 011.1967.2152-2121, astefanoni@cna-to.it

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