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sabato, Ottobre 1, 2022

Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria. Anno 76

N° 4 - LUGLIO-AGOSTO 2022

Edili: a rischio chiusura 33 mila imprese a causa di oltre 2.6 miliardi di euro di crediti

Sono 33 mila le imprese artigiane a rischio fallimento per  la sola “colpa” di aver concesso ai propri clienti lo sconto in fattura anticipando i crediti per conto dello Stato. L’attuale scenario della filiera dell’edilizia italiana è drammatico: cassetti fiscali pieni per oltre 2.6 i miliardi di euro di crediti d’imposta dovuti a sconti in fattura concessi. Tanta moneta “virtuale” e mancanza di liquidità per poter affrontare i costi quotidiani.Dopo l’entrata in vigore del Decreto Antifrodi (11 novembre 2021), i quattro interventi normativi, che si sono succeduti da gennaio fino a maggio, hanno introdotto ostacoli tali da bloccare di fatto il mercato delle cessioni dei crediti.

Il blocco della possibilità di cedere i crediti legati ai bonus edilizi sta mettendo in ginocchio oltre 60 mila imprese artigiane, con impatti gravissimi: il 68.4% su un campione di 2 mila imprese appartenenti all’intera filiera dell’edilizia (edilizia, impiantistica, serramenti) paventa la sospensione dei cantieri in essere; il 48.6% del campione si considera a rischio fallimento.

Le imprese della filiera dichiarano di provare a sopravvivere sul mercato: reinviando il pagamento di tasse e imposte (il 30.6%), delle bollette (il 21.2%) e dei fornitori (il 45.9%). Si prospetta inoltre la perdita di oltre 150 mila posti di lavoro dovuti alla difficoltà di fronteggiare le spese relative al costo degli operai (il 21.1%). Il 47.2% delle imprese dichiara di non trovare soggetti disposti ad acquisire i crediti: questa percentuale risulta ancor più elevata tra le aziende con meno di 10 addetti, mentre il 34.4%, perlopiù riferito ad aziende di grandi dimensioni, lamenta tempi di accettazione dei documenti contrattuali eccessivamente lunghi.

L’incertezza normativa e le continue modifiche hanno condotto ad un vero e proprio blocco degli acquisti dei crediti: oggi sono oltre 5 miliardi i crediti in attesa di accettazione. In particolare, in riferimento all’ammontare di tali crediti: il 55% delle imprese dichiara importi spettanti sotto i 100.000 euro; il 45% sopra i 100.000 euro. Come era lecito attendersi, sono le imprese con più di 10 dipendenti a superare la soglia dei 100.000 euro (74.2% dei casi). Le imprese più piccole sono però le più penalizzate perché l’incidenza dei crediti spettanti dalle imprese si è rivelata inversamente proporzionale al valore del fatturato. Al crescere del fatturato l’incidenza dei crediti spettanti si riduce progressivamente rimanendo comunque ben al di sopra dei livelli di allarme: 38.5% per le imprese con 150.000 euro di fatturato; 28.9% per un fatturato di 350.000 euro.

Inoltre, è importante sottolineare come dall’indagine condotta sia emerso che il 34.3% delle aziende più piccole e il 37.5% delle più dimensionate ha maturato il credito da oltre 5 mesi. E’ una questione di diritti acquisiti che può sfociare in un problema sociale: la platea dei soggetti coinvolti è troppo alta e le ricadute economiche sarebbero deleterie.

Il quadro allarmante denunciato dalle Associazioni Artigiane che rappresentano oltre 1.500.000 imprese italiane sollecita al Governo un rapido e straordinario intervento per scongiurare una gravissima crisi economica e sociale che rischia di vanificare gli effetti positivi dello scorso anno sul Pil e di rallentare drasticamente l’avvio di nuovi cantieri con ripercussioni negative sull’intera filiera e sull’economia tutta, mettendo a rischio gli obiettivi attesi di riqualificazione energetica degli immobili del Nostro Paese.

Le richieste della CNA sono di: sanare il pregresso, dando priorità alle imprese che hanno già anticipato i crediti ai clienti concedendo lo sconto in fattura, ovvero a coloro che oggi si trovano in condizione di maggiore criticità (la proposta di allungare il periodo per beneficiare della deducibilità dei crediti e ampliare la platea dei potenziali acquirenti non garantirebbe invece la riattivazione del mercato) e abolire l’obbligo di Soa  per le imprese che intendono operare per lavori che danno diritto alle detrazioni edilizie di importo superiore ai 516 mila euro. Tale misura, oltre a non garantire una maggiore qualità e sicurezza dei lavori,  rischia di escludere dal mercato oltre il 90% delle imprese, costituite da micro e piccole realtà imprenditoriali.

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