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Periodico web e cartaceo dell'Artigianato, del Commercio e della Piccola Industria

Settembre-ottobre 2018

Fondato nel 1946

Storie

Daniela Bosco, la creatività senza confini

Dalle passerelle di moda all’arredamento

Da 30 anni, con il marchio Soho, mette sul mercato abiti vintage rivisitati e oggetti d’arte

Daniela Bosco, alias Daniela El Khabbaz, chierese di adozione e cittadina del mondo, crea e vende i frutti della sua creatività a Torino da circa trent’anni, attraverso il marchio «Soho» che evoca nel nome e nello stile il lussuoso quartiere di New York celebre per lo shopping delle celebrities. La sua prima passione è stata e in un certo senso rimane ancora oggi la moda, dalla fine del Settecento ai giorni nostri: e non a caso Daniela è stata una delle nove stiliste torinesi associate a CNA Federmoda che hanno aperto le sfilate della terza edizione della Torino Fashion Week lo scorso 27 giugno. Daniela, in questo senso, sfugge, anche a sè stessa, a qualsiasi definizione e a qualsiasi contenitore all’interno del quale si provi a collocarla: artista, stilista di moda, designer. Mentre la intervistiamo abbiamo l’assoluta consapevolezza di avere di fronte a noi un vero e proprio vulcano creativo e così cerchiamo di maneggiarla, ascoltandola. Il primo e grande amore della sua vita, quello impetuoso e folgorante, è stato il mercato del Balon di Torino nel quale si è imbattuta per la prima volta, con lo spirito di una turista, a 24 anni, e proprio qui dopo tanto girovagare è ritornata esattamente un anno fa con il suo nuovo atelier alternativo, «Soho Art», all’interno della galleria commerciale «Les Puces de Turin» di via Bernardino Lanino, a pochi passi dalla Porta Palatina.

 

L’incontro con il Balon arriva quando Bosco ha già iniziato ad occuparsi di restauro di mobili, dopo una breve esperienza da estetista dove, scherza, aveva imparato ad occuparsi del «restauro delle persone». Al Balon, Daniela scopre il suo amore per tutto ciò che è antico e che questa sua passione rappresenta qualcosa di vitale che le procura una gioia e una soddisfazione a cui non potrà mai rinunciare. Qui, in questo mercato delle cose vecchie e antiche, secondo per fascino in Europa forse solo al suo omologo parigino, Daniela ha sempre comperato corredi, tessuti, abiti e accessori antichi: «All’inizio il mio era un interesse molto commerciale, devo ammetterlo. Comperavo e rivendevo, scegliendo con cura e valorizzando cose a cui non veniva dato il giusto valore. Erano certamente altri anni ed i ricarichi possibili su questi prodotti, proposti alla clientela giusta, erano significativi». Solo in un secondo momento Daniela ha iniziato a trasformare ciò che comperava, a suo gusto, reinterpretando gli stili, i tessuti, i particolari. La sua vena artistica si indirizza dall’inizio verso due particolari tipologie di oggetti: il manichino e la valigia che hanno sempre avuto un forte potere evocativo nella sua immaginazione. «La valigia rappresenta l’anima del viaggiatore e per me che sono nomade di natura e che vorrei sempre essere in viaggio è un oggetto davvero evocativo che mi appartiene e con il quale mi piace confrontarmi».

 

Il manichino, invece, racconta Daniela, «rappresenta l’essere umano nella sua essenzialità». Il suo primo manichino ha preso forma nel 1996 quando Daniela fu selezionata dalla Biennale dei giovani artisti tra i designer torinesi di maggior talento. Il manichino si chiamava «Visual» ed era una vera e propria opera d’arte: era stato realizzato attraverso un collage di immagini di opere d’arte del Novecento europeo e americano e presentato al pubblico come il «custode» della valigia di una sposa, una valigia impreziosita di pizzi e merletti che erano lì a testimoniare la sua importante esperienza nel settore del tessuto d’antiquariato. Da allora, Daniela ha dato vita ad una trentina di manichini che in alcuni casi sono diventati dei complementi d’arredo, in altri delle sculture. «L’acquirente tipo di questi oggetti è un privato dai gusti eclettici, ma è capitato che siano stati acquistati anche da negozi di abbigliamento». Purtroppo, Daniela ammette che questa sua creazione è stata facilmente copiata e riprodotta e che, del resto, «era molto difficile tutelare questo prodotto con un marchio oppure con un modello». Tornando alla sua anima commerciale, Daniela racconta di aver avuto per una ventina di anni, fino al 2012, un negozio di articoli moda vintage in via Rossini, dietro alla Mole Antonelliana. «Da ragazzina - racconta - volevo fare la stilista». Suo padre, tuttavia, non volle farla iscrivere al liceo artistico ed è così che iniziò a fare l’estetista, anche se per un breve periodo.

 

La sua mente creativa la stava, infatti, trascinando altrove. Daniela però ammette che grazie a suo papà, giardiniere paesaggista, ha appreso e coltivato sin da piccola il gusto per la bellezza. Da lui, invece, non avrebbe ereditato il «pollice verde» e, scherzando, dice di sé: «Se tocco un fiore, muore». Oggi Daniela si vede come uno strano ibrido tra arte e commercio, tra creatività e business e in tal senso si sente di interpretare il dualismo e lo scontro che da sempre esiste tra Torino e Milano, le due città a cui deve tanto per la sua crescita culturale e imprenditoriale. «Torino è la città dove c’è sempre stata una forte presenza di sartorie artigianali: qui c’era ed è rimasta la qualità unita alla capacità di fare. È a Milano, però, che ogni cosa si trasforma in business e questa capacità è proprio ciò che ai torinesi spesso manca». «In me - spiega Daniela - convivono da sempre il grande amore per la moda e al contempo la capacità di creare business». E per fare del «vintage» un lavoro occorre, secondo Daniela, sapere fare questa operazione di crossing. «Nella mia testa c’è ben scritta tutta la storia della moda italiana e internazionale. Ed è così che ho venduto per vent’anni ai privati, ma soprattutto alle aziende, interessate a recuperare sul mercato abiti storici per riprodurli trasformati e per creare nuove collezioni ispirate al passato e con lo stesso spirito ho lavorato per il mondo del cinema e della televisione per consentire alle case di produzione di ricostruire scene d’epoca da filmare».

 

Con 50 mila capi d’abbigliamento e accessori moda accumulati nei suoi magazzini, Daniela è stata per molto tempo un punto di riferimento fondamentale per moltissimi operatori economici a livello non solo locale. Adesso, poco alla volta, Daniela sta ridimensionando questa sua attività, consapevole del fatto che i tempi sono cambiati ma anche che «il piacere della manualità e della fantasia va reso coerente con un progetto di business sostenibile». In questo senso, alla continua ricerca di nuove strade da percorrere, Daniela sta lavorando molto negli ultimi tempi con la passamaneria creando borse, scarpe e sedie coloratissime. Quanto alla sua nuova galleria, dice sorridendo: «Il posto in cui mi trovo oggi? È stato lui a volermi, a chiamarmi. Mi sento a casa mia e penso che molti altri artigiani qui potrebbero trovare un luogo fantastico per esporre e produrre le loro cose e al tempo stesso per incontrarsi e  confrontarsi». E ancora: «Questo è un luogo di frontiera che guarda al futuro di questa città, sempre più multietnica e multiculturale. Le scelte rassicuranti, comuni, del resto, non fanno per me».

 

Al suo attivo, Daniela ha alcune importanti esposizioni fatte con CNA tra cui ricordiamo quelle all’Imbiancheria del Vairo di Chieri nel 2009, al Castello di Susa nel 2010 e all’Officina della scrittura-Manifattura Aurora nel 2017 a cui si aggiunge ora «I Love IT», dal 10 ottobre, al Circolo del design per «Torino Design of the City». E a questo proposito, un grande grazie Daniela lo vuole indirizzare «a tutta la CNA per il sostegno avuto per la partecipazione alla Torino Fashion Week». Daniela è infine stata per anni un’assidua frequentatrice, come espositore, al Castello di Belgioioso (Pavia) e alla Leopolda Firenze e, come acquirente, in molti negozi e mercati a New York, Parigi e, soprattutto, all’amatissimo Balon di Torino. «Siamo in un momento di grande crisi del commercio e dell’economia in generale, è inutile negarlo, e noi creativi in questo momento non possiamo che uscirne penalizzati. Sta però  a noi saper trasformare questo limite in una nuova opportunità, superando le barriere e trovando nuove forme di espressione capaci di incontrare il pubblico con un più adeguato rapporto tra qualità e prezzo» (al.st). Si invitano i Soci della CNA Torino a raccontare la propria esperienza imprenditoriale a Corriere Artigiano: tel. 011.1967.2152-2121, astefanoni@cna-to.it

In alto Daniela Bosco durante l’intervista. Sotto, l’immagine di un corner della sua galleria d’arte con in primo piano l’insegna «Soho Gallery» e un tavolino

in legno interamente rivestito

con migliaia di francobolli provenienti

da tutto il mondo

In alto, l’ingresso su via Lanino della galleria commerciale «Les Puces de Turin» all’interno della quale ha sede

la Soho Art di Daniela Bosco; sotto, alcune delle sue valigie scultura e, accanto, tre dei suoi manichini artistici

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